“Il profumo dei ricordi” di Mica Greco

18,00

“Orme di inchiostro – Biografie”
Pagine: 176
ISBN: 978 88 6300 395 6
Edizione: 1a edizione luglio 2026
Euro: 18,00
Formato: 14,8×21 cm
Rilegatura: brossura fresata
Interno: bianco e nero

L’acquerello in copertina è di Milva.

Nota dell’Editrice

Ci sono libri che si leggono e si ripongono sullo scaffale, insieme a molti altri. Poi ci sono libri che si possono anche respirare. Il volumetto Il profumo dei ricordi appartiene alla seconda ‘categoria’: si apre come si apre una finestra su un cortile d’infanzia, e da quella finestra entrano le arance d’inverno, i gelsomini della sera, il sale del mare, il fumo di una sigaretta amata.
Sembra che in questa raccolta, i ricordi possano essere annusati. Ed è qui la ragione del titolo, che in verità richiama la precedente pubblicazione (I colori dei ricordi). Tra tutti i sensi, l’olfatto emerge tra queste pagine come il più fedele custode del passato. Un profumo capace di riportare con sé tutto intero il tempo che credevamo perduto.
La nostalgia che attraversa i ricordi della bravissima autrice Mica Greco non va considerata una “malattia dello sguardo” o un “torcicollo” rispetto al presente. Semmai, qui andrebbe intesa come un atto di struggente amore e di fedeltà nei confronti della propria esistenza.
È il modo in cui l’amore continua a esistere quando le persone amate non ci sono più: il padre atteso al crepuscolo davanti a un portone, la madre dalla pelle di luna, le voci di un vicolo popolato di donne, di bambini scalzi, di feste. Chi scrive sa che ricordare è un atto d’amore, forse il più ostinato di tutti, perché non pretende nulla in cambio: restituisce vita a chi l’ha data.
E poi ci sono gli amori (quelli sfiorati e quelli vissuti, quelli durati un’estate e quelli durati una vita), i baci mai dati che pesano quanto quelli ricevuti. Anche questi hanno un loro profumo, riconoscibile a distanza di decenni, ed è la prova che nulla di ciò che abbiamo amato davvero smette di appartenerci.
Il tempo passato che queste pagine custodiscono – le sere lente, i corsi della domenica, il mare deserto e incontaminato di allora – non viene rievocato per dire che era migliore, ma per dire che è stato. Ed essere stato è già una forma di eternità.
Chi leggerà questo libro avrà forse l’impressione di aver ritrovato ricordi non suoi eppure familiari, come accade con certi profumi incontrati per strada: non sappiamo a chi appartengano, ma per un istante ci riportano a casa.
È il dono più raro che una scrittura possa fare.
Qui accade.
E per questo bisogna ringraziare Mica Greco.

(Giulia Carmen Fasolo)

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