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| "Sbocciata nelle viscere" di Antonella Taravella |
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Incipit di Anna Montesanto L’incipit è un nodo. Ecco la corda che si fa ricordo, tanto quanto groviglio di viscere. E i ricordi si concretizzano in emozioni che implodono, convergono nel sempre-più-dentro. Questa raccolta procede a battiti tachicardici, con i frammenti aritmici che danno ogni volta una stretta al nodo dei ricordi. Fino ad immobilizzare il corpo, i polsi. Si fermano le mani, la metafora fisica del poter-fare, si ferma l’atto. Ma a ogni silenzio che partorisce una frattura, si contrappongono parole, a consolare. Saliva sulle ferite, quelle dove la lingua riesce ad arrivare. E c’è la fame, quel buco silenzioso, c’è il bisogno di colmarlo. La fame è cannibale di sé stessa quando il dolore è anche ricordo. Una sindrome di Stoccolma dove la nostalgia struggente diventerà, leggendo questo libro, il nostro amante seviziatore. Ci si può perdere in questa spirale di distruzione e ricostruzione. Non si può guarire quando la malattia è al contempo cura, ma le parole manterranno sempre il loro magico senso catartico fino a farci consegnare dalla Taravella questo suo nuovo parto d’anima. Innocente e meravigliato. Eternamente vergine come chi rinasce da se stesso. Sempre e sempre. Sbocciata nelle viscere
Recensione su "Quotidiano Terra" a cura di Roberto Ranieri |
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Sbocciata nelle viscere






